A Rahaf

This blog was published originally in English here.

Guest blogger: Claudia Avolio.

“A Rahaf”: Salim Salamah per il suo primo amore ucciso dal regime siriano

Coi dettagli trapelati, il giovane cerca di ricostruire quanto accaduto a Damasco

di Salim Salamah. Jidar 3azel (24/02/2014). Traduzione di Claudia Avolio*.

L’amore si riferisce sempre al primo amore (proverbio arabo)

Provo a ricostruire la scena nella mia testa. Mi rigiro nel letto: il mio corpo è teso mentre penso a tutte le atrocità. Mi è capitato, una volta, quando gli attacchi di panico hanno stravolto la mia vita a Damasco, nel 2012. Mi hanno impedito di uscire di casa da solo – la mia paura più grande era di essere arrestato o rapito ad un check-point del regime, e che nessuno potesse sapere dov’ero. Inghiottito dal buco nero di Assad. Eppure non avevo mai creduto che i checkpoint potessero raggiungere le persone.

Scagnozzi del checkpoint sotto il palazzo sono saliti al primo piano. Hanno bussato nella sera del 18 febbraio 2014. Il padre di Rahaf ha risposto – come generale dell’Esercito di Liberazione della Palestina in pensione, è sempre andato a letto alle nove. Sono sul mio letto e dò un’occhiata a Facebook prima di dormire. Tra un post e l’altro leggo il titolo di una foto: “Riposa in pace, Rahaf Abo Khalil”. Guardo meglio l’immagine: bellissima, com’è sempre stata. Rahaf è stata uccisa insieme ai suoi genitori e alla cugina che era incinta di 7 mesi, in una zona controllata dal regime con 4 checkpoint sotto al suo palazzo.

Si è vociferato circa la storia di un litigio avvenuto tra il padre e un check-point formato da uomini di Hezbollah e uomini del regime di Damasco. I soldati avrebbero cercato di far uscire Rahaf dalla macchina, provocando la giusta rabbia del padre. Li avrebbero poi seguiti fino a casa, localizzandoli. Tornando sul posto, qualcuno ha massacrato l’intera famiglia in quel che sembra un fallito tentativo di stupro. Il crimine non si ferma qui: pare che due sconosciuti siano stati giustiziati poche ore prima, lo stesso giorno: i soldati avrebbero portato i corpi nell’appartamento, mettendo un coltello nelle mani di uno dei due. Un tentativo davvero da poco, come sempre, per coprire stupidamente i loro crimini.

Nessuno sa come il crimine sia stato scoperto o come gli orribili dettagli siano trapelati, ma in ciò che si è vociferato si è parlato anche di scritte sui muri dell’appartamento che gettavano la responsabilità su Ahrar Al Sham e Jabhat Al Nusra, in un ultimo folle tentativo di nascondere la verità. La tragedia non è finita qui: la tv di Stato ed il canale di propaganda Dunia coi loro reportage sul crimine, possono manipolare la verità e dire ai residenti del quartiere Midan – l’area conservatrice sunnita – che non sei al sicuro nemmeno se vivi a Damasco downtown.

A prescindere da chi ha commesso il crimine – le truppe di Assad da sole o con altri agenti di Hezbollah – esso riflette dati che non possiamo ignorare. Prendendo in considerazione la posizione centrale della casa, la relativa calma di quella specifica area in cui non si sono verificati scontri neppure quando Midan è stato preso di mira nel Ramadan 2012, forse saremo testimoni di altra pulizia etnica organizzata nel cuore di Damasco.

Rahaf è stata la mia ragazza per 6 anni, so perfettamente cosa dev’essere accaduto. Stava tornando a casa da sola un giorno, dall’università o dal lavoro, dai check-point sparsi in tutta la città devono averla importunata, come qualsiasi altra bella ragazza. Ma al checkpoint sotto casa sua la conoscevano, sapevano chi era la sua famiglia e avevano chiare le abitudini della casa. Le avranno dato fastidio una, due, tre volte: ma la sua forte personalità deve aver tracciato una linea rossa per metter loro dei limiti e forse ha reagito arrabbiandosi. Molto probabilmente li avrà insultati, mettendoli al loro posto: io scommetto che Rahaf non li ha solo rifiutati, deve aver anche espresso la sua rabbia a gran voce.

Da sempre, in tempo di guerra, un uomo con un’arma crede di poter avere qualunque donna voglia. Stavolta la donna era Rahaf e l’uomo con l’arma solo un altro patetico uomo cresciuto per divenire schiavo di Assad, che non accetta un “no” come risposta.

Lista delle vittime:

Najah Abo Khalil, generale dell’Esercito di Liberazione della Palestina in pensione, padre

Khadijeh Hadid, direttrice di una scuola dell’UNRWA, madre

Rahaf Abo Khalil, ragazza di 24 anni, studentessa

La cugina di Rahaf, donna incinta di 7 mesi

I corpi di due uomini non identificati

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*Claudia Avolio: is studying Arabic language and culture at the university of Università Roma Tre (Rome Three University), her current translations and writings concentrate on Syria and particularly on Yarmouck Camp for Palestinian Refugees, beside her blog about Arabic roots and words, explored through a personal and  creative approach here

 

 

حاكيني وخود الغلة !

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